Un taccuino in quarantena.

Il 23 Febbraio 2020 mi trovavo in stazione a Firenze insieme a Bruno; lo accompagnavo a prendere il suo treno di ritorno a Piacenza. Sembrava un week end come un altro, invece dopo qualche ora sarebbe cambiato tutto. Nell’arco di pochi giorni siamo entrati in un vortice di emozioni nuove, ma soprattutto di incertezze. Quello che sembrava l’allarme di una “semplice influenza” si è presto trasformato nella notizia di una Pandemia. 

Forse è stato proprio in quel preciso istante che abbiamo capito tante cose date spesso per scontate: l’importanza di avere i propri affetti vicini, la gioia di piccole azioni ordinarie come quella di prendere un caffè al bar, la fortuna di poter scegliere dove muoverci.

In poco tempo queste sicurezze ci sono state private tutte. Ci hanno chiesto di chiuderci in casa, di limitare gli spostamenti, di lavorare in remoto. Per difenderci da un nemico invisibile ci siamo isolati nelle nostre case, ma alla fine abbiamo aperto gli occhi sul nostro mondo interiore. 

In momenti come questi, dove il tempo che “dici di non avere” lo ritrovi tutto insieme, è inevitabile capire cosa si desidera davvero. Quando il tempo non sfugge dietro a straordinari di lavoro, viaggi da pendolare, impegni spesso superflui, non hai più scuse e devi sfruttarlo per ciò che vuoi. 

Se avessi potuto mi sarei avvicinata alla mia famiglia, perché non tutti siamo a stati a “casa”. 

Se avessi potuto avrei abbracciato più forte Bruno quel 20 Febbraio in stazione. 

Se avessi potuto avrei preso un’altra birra alla spina con i miei amici. 

Invece sono rimasta nella città dove mi trovo per lavoro e piuttosto che sentirmi bloccata in casa, ho cercato di sentirmi libera tra le pagine dei miei taccuini. 

Insieme ad altri sketchers, grazie ad un’idea del gruppo Trieste Sketchers, abbiamo condiviso online i nostri taccuini, che giorno dopo giorno hanno mostrato di tutto: cucine, calzini, piante, bagni, borse, strumenti di lavoro e molto altro. 

Come ripeto spesso nei miei articoli, i taccuini sono uno strumento tanto semplice quanto complesso. Pochi centimetri di carta possono raccogliere un intero viaggio, fermare il tempo, riportare in vita i ricordi. Nel taccuino usato in quarantena ho raccontato l’evoluzione della mia pianta grassa, che dopo 3 anni è fiorita. Ho illustrato le mie collezioni di cose dimenticate, preso appunti sulle ricette di Bruno, ma non sono diventata brava a cucinare. 

La mia quarantena è stata fortunata. Penso a chi non ha potuto trarne il meglio, a chi ha continuato ad essere esposto al nemico invisibile, a chi non ha potuto lavorare da casa. 

Ora inizia una nuova fase dove dovremo cambiare tante abitudini. Forse proprio per questo vedrò una Firenze nuova e insolita, ma spero anche di poter tornare presto nei miei luoghi del cuore: la mia Milano e il mio Salento. 

E tu come hai trascorso la quarantena? Raccontamelo nei commenti.

“La libertà è come l’aria: ci si accorge di quanto vale quando comincia a mancare”.
Pietro Calamandrei

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