I taccuini nelle mani di personaggi storici.

Ho sempre pensato al taccuino come uno degli oggetti più semplici quanto allo stesso tempo complessi. É tra i regali che ho fatto di più e tra quelli che ho ricevuto più spesso. Chi mi conosce sa che di taccuini non ce n’è mai abbastanza.

Lo scorso week end ho preso un caffè con un’amica che non vedevo da tempo, ad un certo punto tira fuori dalla borsa un sacchetto per me e (indovinate un po’?) c’era un nuovo taccuino. Nuove pagine da scrivere e ricordi da appuntare.

Cosa si nasconde dietro a semplici pagine bianche? Il bisogno di raccogliere pensieri, riflessioni, semplici appunti.

Il taccuino è un oggetto in movimento, come la nostra vita. Si evolve con noi e si trasforma nei colori, nella forma, per diventare altro: oggetto sempre più personale e personalizzato.

ALLE ORIGINI DEL TACCUINO

Il termine, che tanto amo e preferisco al più comune quaderno, ha origini arabe. La parola taqwim o taquîm significa “ordinata disposizione”, nonostante il principale uso del taccuino sia poi quello di raccoglitore e custode flussi di pensiero molto spontanei e intuitivi, che non hanno nulla di ordinato, almeno nell’istante in cui vengono formulati ed annotati.

I TACCUINI NELLA STORIA

La stessa storia conserva testimonianze di personaggi importanti che non riuscivano a separarsi da questo strumento di lavoro. Molte delle citazioni che troviamo online sono state trovate proprio tra queste pagine. Con un po’ di ricerche, tra letture di libri e articoli, ho raccolto alcuni esempi di taccuini degni di nota.

Lo scrittore e saggista Ralph Waldo Emerson utilizzò più di 250 taccuini dai contenuti molto diversi tra loro. Aveva l’abitudine di annotare citazioni di autori interessanti, note sui libri di autori che stava leggendo, oltre ad appunti e bozze su luoghi e persone che incontrava.

L’artista e scienziato Leonardo da Vinci era molto legato ai suoi taccuini e prima di morire ne diede in custodia 18 al suo allievo Francesco Melzi, denominati dalla lettera A alla lettera M. Usava i taccuini per annotare le sue invenzioni, osservare meglio la natura e studiare l’anatomia.

Il matematico e fisico Isaac Newton aveva un’abitudine molto particolare quando frequentava l’università. Utilizzava il suo taccuino contemporaneamente da entrambi i lati, annotando sul verso frontale nozioni, e sul verso opposto appunti, idee e domande che affioravano durante lo studio. Allo stesso modo anche lo scrittore ed umorista Mark Twain utilizzava il verso contrario del suo taccuino per annotare barzellette un po’ spinte. Lui acquistò il suo primo taccuino per annotare informazioni mentre imparava a condurre i battelli a vapore lungo il fiume Mississippi. Da allora continuò ad usarne altri arrivando a 50, nei quali prendeva note su temi diversi: dalla religione alla politica, dalle persone ai luoghi, disegnando e schizzando durante i suoi viaggi.

L’inventore Thomas Alva Edison da ragazzo appuntava sui suoi taccuini osservazioni sui fenomeni natuali oltre ad intuizioni ed idee. Alle parole alternava schizzi sugli esperimenti realizzati. Nel 1888 iniziò un taccuino dal titolo “Private Idea Book” in cui raccolse idee per invenzioni future. Quando fondò un laboratorio di ricerca, suggerì ai nuovi collaboratori di prendere l’abitudine di tenere un taccuino. In 10 anni di ricerche vennero così riempiti 2500 quaderni.

Il compositore e musicista Ludwig van Beethoven non lasciava mai il suo taccuino durante le passeggiate nelle campagne di Vienna e, quando divenne sordo, usò il taccuino come un vero e proprio strumento di comunicazione. Non è un caso che molti dei suoi ritratti lo raffigurano con il suo inseparabile compagno di lavoro. Era convinto che la scrittura fosse uno stimolo per la sua immaginazione, per questo annotava poesie e racconti che voleva ricordare.

Infine anche un imprenditore greco, Aristotele Onassis, suggerì: “Scrivere le cose ti permette di agire su di esse. Se non le annoti le dimenticherai. Questa è la lezione da un milione di dollari che nessuno, nelle scuole di business, ti insegna!”

OGGI CON IL TACCUINO IN MANO

Se facciamo caso alle proposte attuali dei principali marchi di taccuini, possiamo notare come molti dei concept siano allineati alle abitudini di questi personaggi. Mi vengono in mente i quaderni TWIST di ARBOS studiati per dare la possibilità di utilizzare il taccuino da entrambi i lati. La stessa Moleskine ha creato una linea di taccuini a tema, Passion Journal, per l’annotazione di tematiche specifiche: dal matrominio ai viaggi, dal cibo alle letture etc.

Un anno fa fui incuriosita dalla lettura del best seller “The miracle morning” nel quale viene spiegato come la scrittura su carta sia fondamentale per meditare e approfondire le nostre reali aspirazioni. Uno dei consigli è quindi quello di avere sempre un diario sul comodino, per poter scrivere nelle prime ore del mattino e prima di andare a dormire. 

Da sempre porto con me carta e penna, sono tra le cose di cui non posso fare a meno. Il gesto di scrivere è un gesto intimo, per questo non riesco a farlo in maniera spontanea direttamente sulla tastiera. Le pagine che leggete sul blog sono prima passate da appunti ed idee su carta, in uno dei taccuini che popolano la mia scrivania.

Nei taccuini conservo gli errori da cui imparare, i pensieri che altrimenti sparirebbero, le idee che non voglio far scappare. Ho avuto sempre l’abitudine di raccogliervi dentro scontrini, biglietti e ritagli di giornale, mente negli ultimi anni, avvicinandomi all’urbansketching, i miei taccuini sono diventati contenitori di appunti visivi. In generale in ufficio tengo sempre con me un’agenda dove appunto meeting e cose da fare, ma non manca mai un taccuino a pagine bianche dove prendo nota di idee e costruisco mappa concettuali.

Sul taccuino ci sarebbero davvero tante cose da dire, ed uno dei motivi per cui ho aperto il blog è per condividere con voi questo mondo. Conoscete altri personaggi storici che non potevano fare a meno dei loro taccuini?

“Porta sempre con te un taccuino e scrivici tutto. Quando ti viene una nuova idea, scrivila.”

Aristotele Onassis

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