Un week end a Bruxelles

Bruxelles ha l’odore della pioggia e la melodia di mille artisti di strada, a tratti malinconica, a tratti vibrante. Ho percorso le sue strade in un umido week end di primavera, dove la pioggia è stata mia compagna di viaggio. Quest’ultima ha sconvolto spesso i miei piani, ma in questa città bisogna conviverci perché il meteo è molto variabile. Nonostante ciò, gli abitanti sono sempre sorridenti e cordiali, capaci di accettare un acquazzone senza permettergli di rovinare l’intera giornata.

Ho vagato a piedi per due giorni, con la cartina ben nascosta nella tasca dell’impermeabile e il taccuino a portata di mano. Carta e penna sono stati molto utili per appuntare le etichette delle birre che ho assaggiato e ricordare i nomi delle vie. Per fortuna Bruxelles è bilingue, si parlano il francese e l’olandese fiammingo, quest’ultimo è difficile da memorizzare.

Durante le lunghe passeggiate in solitaria, sono rimasta affascinata dalle facciate classiche degli edifici e dai numerosi murales nascosti nelle strette vie del centro. Le due cose erano in perfetta sintonia tra loro.

La mia avventura è iniziata al Midi Station Hotel, nei pressi della stazione da cui prende il nome, la quale è direttamente collegata all’aeroporto. Nonostante il costante rumore dei treni durante la notte, ho trovato questo ostello molto comodo per la posizione, funzionale per gli spazi ed accogliente per l’arredamento pop. Con il mio zaino in spalla ho preso la cartina e studiato la zona intorno: il centro era ad appena 15 minuti a piedi e non vedevo l’ora di raggiungere la prima tappa: la Grand Place.

Il fascino di questa immensa piazza è che non è visibile se non un attimo prima di arrivarci. Non ci sono grandi viali, ma solo sei vicoli stretti che portano tutti in questo unico grande spazio. Una volta arrivata, la mia vista era ubriaca, sommersa dalla bellezza dei palazzi di cui ero circondata. Impossibile dirvi quale sia stato il mio preferito; adoro tutto ciò che è riccamente e finemente lavorato e quelle strutture gotiche a me sembravano delle architetture gioiello.

Ho lasciato la piazza catturata dall’odore di cioccolato dei negozietti lì intorno. Le vetrine proponevano dolci belga dai packaging accattivanti. Ho percorso queste viette fino ad arrivare alle Galeries Saint Hubert, famose per essere state il primo esempio di centro commerciale in Europa.  Grazie alla struttura del tetto a vetro, queste gallerie sono molto luminose e ancora oggi sono sede di ricercati caffè e negozi, tra cui antiquari e gioiellerie. La mia attenzione è stata richiamata da una libreria dalle vetrate talmente grandi, che si poteva ammirare dall’esterno. L’insegna al neon riportava il nome Tropismes, l’ingresso era stretto e anche le corsie. Ricordo ancora il rumore del parquet che scricchiolava, i soffitti ricchi color oro, il grande assortimento di libri d’arte ed una sezione dedicata al design Italiano. Alcuni angoli erano dedicati alla lettura, l’atmosfera era molto invitante.

Le vie intorno alle Gallerie sono piene di botteghe di designer locali e anche se si viaggia soli si è in compagnia della musica dei tanti artisti di strada che animano il centro.

Ho trovato il Mannekin Pis casualmente senza cercarlo sulla cartina. Mi sono accorta della sua presenza per una folla di turisti a ridosso di un angolo. Pensavo si trattasse dell’ennesimo artista ed invece fotografavano quella famosa fontanella in bronzo raffigurante un bambino che fa pipì. Questa statuetta, che non è nemmeno così grande come immaginavo, è appena a ridosso di un angolo, tra un vicolo e l’altro. Forse per l’atteggiamento allegramente sfacciato del bambino, o forse per gli abiti che lo ricoprono in occasioni particolari, oggi il Mannekin Pis è diventato uno dei principali simboli di Bruxelles.

In quel momento un forte acquazzone ha interrotto la mia passeggiata e mi sono riparata nel locale all’angolo opposto: il POECHENELLEKELDER, in Rue du Chene,5. Parlando con alcuni clienti ho capito che il locale è in genere molto frequentato ed infatti all’inizio la fila mi aveva demoralizzata, ma la fortuna di viaggiare soli è anche quella di trovare subito posto nei pub. Così mi sono ritrovata seduta ad un tavolo con altri ragazzi, fortunatamente della città, che mi hanno consigliato di bere una birra Jambe de Bois, ad alta fermentazione, dal colore dorato. Ho sorseggiato la mia birra curiosando con lo sguardo nel locale. Era ricco di foto della statua di bronzo nelle sue storiche vestizioni. C’era odore di luppolo e legno, i tavoli erano stretti, ma intimi, il personale si divertiva a dare consigli sulle birre e raccontare qualche aneddoto sul “bambino” lì fuori.

La mia prima breve giornata nella capitale del Belgio è terminata con una lunga passeggiata alla ricerca di murales nascosti, cercando conforto dal freddo in una tazza di Vin Brulè e un grande Waffel Belga.

Sono ritornata alla Grand Place al calare del sole. Lo spettacolo era cambiato, la luce del cielo modificava i colori, i dettagli oro che al mattino erano accecanti, la sera scomparivano e lasciavano la scena alle vetrate. La Grand Place per me è stata un palcoscenico dalle mille scenografie.

Il secondo giorno ho deciso di fare un giro delle principali chiese, alla scoperta dello stile gotico, inserito nel contesto eclettico di Bruxelles.

Tra le chiese mi sono soffermata su quella di Santa Caterina, nel quartiere omonimo. La zona, lontana dalle vie dello shopping e dalla frenesia dei centri commerciali, mi ha fatto iniziare la giornata con gran tranquillità. Nella chiesa celebravano la messa in francese, molto melodica e fluida, ascoltarla mi ha fatto sentire più integrata nella città.  

Vicino alla piazza adiacente mi sono imbattuta in una lunga coda di persone fuori da una patisserie, Charli, con il logo di una lunga baguette. La gente parlava francese e fiammingo, c’erano famiglie e gruppi di studenti, nessuna traccia di turisti alla ricerca di qualche scatto da rubare. Sembrava il posto ideale per un Pain au Chocolat.

In viaggio adoro scoprire posti del genere frequentati da gente locale, così come prediligo immergermi nei mercatini, piuttosto che nelle vie commerciali. Una volta lasciata la piazza, mi sono diretta in rue Saint Géry dove ho casualmente trovato un mercato coperto THE VINTAGE MARKET. La struttura aveva tutta l’aria di essere una vecchia fabbrica.

I ricchi banchetti di vecchi orologi e gioielli d’epoca si alternavano a stand di artigiani locali che proponevano le loro creazioni a mano. Bruxelles è una città ricca di creativi, artisti, artigiani, designer. Mi sono divertita e l’atmosfera era così piacevole che ho approfittato per assaporare un’altra birra. Questa volta ho scelto qualcosa di più leggero per una pausa mattutina, una BRUGS, anche questa ad alta fermentazione, dal colore giallo pallido e torbido, abbastanza fruttata e rinfrescante.

Dopo 24 ore nella capitale del Belgio non avevo avuto ancora occasione di mangiare una portata tipica, comodamente seduta. Mi sono lasciata ispirare dalle sensazioni e alla fine sono entrata in un piccolo ristorantino, Chez Bobonne, in 4 Quai Aux Barques. Non potevo fare scelta più idonea. L’atmosfera tranquilla, la disponibilità dei due gestori, una vasta scelta di libri da leggere a disposizione, hanno fatto di questo locale la meta giusta per un viaggiatore solitario come me. Ho ordinato una birra BS #010S dissetante e consigliata da loro come accompagnamento al piatto tipico: una terrina di verdure gratinate e sommerse di formaggio e besciamella. I tavoli erano in legno con finiture in metallo nero, c’erano molte piante e una parete era dedicata all’esposizione di birre in vendita.

Ho lasciato il locale ringraziando i due ragazzi e dirigendomi verso la Senne. Ho raggiunto le ore del tardo pomeriggio così, passeggiando sul lungo fiume, contemplando i murales a distanza e trovando qualche alternativa installazione in giro, simbolo di una città viva, proiettata alla ricerca e al futuro.

Tornata in ostello ho incontrato una delle mie compagne di stanza, Silvia, con cui avevo scambiato due chiacchiere la mattina. Viaggiava sola come me, era milanese. “Ehi, ti va di andare a bere qualcosa al Delirium?”, mi chiede. E così ci siamo ritrovate a raccontarci le nostre avventure davanti ad un’altra birra, in questo locale molto conosciuto per i ragazzi della città, ma anche per i visitatori più amanti della birra.

Dopo qualche ora il mio zaino era di nuovo in ordine, per la partenza; il mio taccuino era ricco di qualche annotazione in più.

Bruxelles mi ha lasciato una piacevole sensazione di libertà, con i suoi mercatini accoglienti e multiculturali; ha soddisfatto le mie aspettative sui locali e i prodotti tipici, ma soprattutto ha ispirato altri viaggi in Belgio grazie ai racconti di Silvia, che mi ha illustrato la sua visita a Bruge.

Ritornerei per rivedere la Grand Place in un giorno di sole; continuerei a perdermi nei vicoli delle periferie; passerei nuovamente a far visita al Manneken Pis, curiosa di vedere i suoi nuovi travestimenti; dedicherei qualche ora in più alla visita di alcuni locali rinomati tra i viaggiatori, come il Cafè del Voyageurs. Ritornerei perchè i luoghi cambiano, così come noi.

Bruxelles è sicuramente una città che si trasforma ogni giorno, mutevole come il cielo che la sovrasta, dai mille sapori come la sua selezione di birre, surreale come le illustrazioni che ricoprono i palazzi.

Conoscere i luoghi, vicino o lontani, non vale la pena, non è che teoria; saper dove meglio si spini la birra, è pratica vera, è geografia.
Johann Wolfgang Goethe

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