Palermo [cose, case, chiese]

Da qualche giorno ho definitivamente salutato il mondo dei ventenni. Non sarò la prima a dire che questi ultimi 10 anni sono volati; ancora mi chiedo dove siano finiti i miei 25,26 e 27, perché ho come l’impressione che mi siano sfuggiti dalle mani. Per questa banale (ma non tanto) ragione ho deciso che mi concederò qualche week end in più oltre i confini della città in cui vivo. Scoprire nuove realtà, conoscere nuove persone, girare il mondo, sono tutte cose che allungano il tempo e lo spazio vitale, almeno nella nostra percezione. Andare oltre può essere l’unico vero modo per non vedere il tempo fuggire.

Vi racconterò del primo week end che mi sono regalata per inaugurare questa nuova stagione di viaggi 2018: Palermo, in sole 48 ore.

Sono state le mie fedeli compagne di avventure a propormi la meta come viaggio di augurio per l’ingresso nei 30. Quando ho sentito che si trattava di una città italiana del profondo Sud ho subito accolto con piacere la proposta. Abbiamo alloggiato in un piccolo e confortevole appartamento in via Celso, alle spalle della Cattedrale e questo ci ha permesso di visitare il centro storico praticamente a piedi, senza dover prendere mai i mezzi pubblici. Armata di cartina e zaino in spalla, mi sono quindi persa nelle strette stradine caratterizzate dall’odore di fritto e zucchero a velo.

Se siete diretti a Palermo non pensate di poter seguire una dieta, perché il vostro olfatto cadrà perdutamente ai piedi delle innumerevoli bancarelle, che offrono una varietà infinita di cibo salato e dolce. I miei 2 giorni non sono stati abbastanza per assaporare tutta la cucina tipica, nonostante ho esagerato con le porzioni, mangiato anche fuori orario e persino di notte. I migliori posti dove mangiare e bere bene, a poco prezzo e allo stesso tempo scoprire la città sono sicuramente i mercati. Oltre a quelli che si trovano a sorpresa girovagando per la città, vi consiglio di fare tappa ai due più storici: il mercato della Vucciria e il mercato di Ballarò. Entrambi si trovano in quartieri popolari molto caratteristici, perciò visitarli significa anche immergersi in vicoli stretti e polverosi, ricchi di murales bizzarri e colorati.

Quando ho accennato ai miei conoscenti che sarei andata a Palermo, chi di loro vi era già stato mi ha parlato benissimo del cibo e dell’accoglienza. Nessuno invece mi aveva fatto intuire quanto fosse bella questa città dal punto di vista architettonico. Credo che questo aspetto sia ciò che mi ha affascinata di più. Dalle chiese che spuntano ogni 20 passi, ai balconi decorati e imponenti, fino alle sculture che padroneggiano nelle piazze, la pietra lavorata in stili diversi è stato l’aspetto più apprezzato e che conserverò nelle pagine dei miei taccuini.

Noi abbiamo visitato la città a partire dai 4 Canti, un vero e proprio crocevia, costruito all’inizio del 1600. Da qui si snodano corso Vittorio Emanuele e via Maqueda, entrambi sede di una sfilza di facciate di gusto barocco e negozietti di artigianato locale, dove ammirare ceramiche verniciate e decorate a mano. La particolarità di questo crocevia è data proprio dalle 4 facciate elaborate, che a tratti disorientano il visitatore, a tratti lo rassicurano dal caos delle vie adiacenti.

Dai 4 Canti si raggiunge facilmente Piazza Pretoria, con la sua omonima fontana in marmo bianco di Carrara. La piazza si trova a qualche gradino rispetto al livello della strada ed infatti si accede da una piccola ma lunga scalinata. Mi ha incuriosita scoprire che un tempo la fontana decorava un giardino di Firenze e solo successivamente fu trasferita a Palermo. Numerose statue di ninfe e figure animali padroneggiano la scena centrale, mentre tutt’intorno spiccano alcune facciate decadenti di palazzi abbandonati.

Di mattina, quando il sole è ancora alto in cielo e la sua luce vi acceca la vista, conviene proseguire lungo Corso Vittorio Emanuele per poi arrivare a visitare la bellissima Cattedrale, imponente nella piazza adiacente e splendida con le luci della mattina che rendono luminosa la pietra, lavorata da motivi geometrici e merlature. Il contrasto con l’azzurro del cielo è particolare e a definire la scena ci sono le numerose palme, immancabili in tanti scorci di Palermo. Questa chiesa, molto più particolare nella sua lavorazione esterna, rispetto all’interno, rievoca il passato della città. Invasa e conquistata da diversi popoli, Palermo conserva infatti il fascino dell’incontro tra Oriente ed Occidente.

Continuando a camminare oltre la Cattedrale, si arriva a Porta Nuova. La facciata esterna di questo ingresso urbano, molto imponente per la presenza di grandi statue, racconta ancora una volta l’influenza araba che ha subito la città. Ho passato un bel po’ di tempo ad ammirare la pietra rossiccia di questo scorcio e non riuscivo a staccare gli occhi da quelle sculture così riccamente dettagliate, che sembravano vive e governanti.

Quando il sole sta per tramontare, è il momento giusto per scoprire le bellezze nascoste di questo centro urbano. Vale la pena di visitare il più grande tesoro di Palermo: la Cappella Palatina, perfetta espressione dell’incontro di culture bizantine, islamiche e latine. Qui si trovano mosaici dorati di gusto bizantino e capolavori di maestria araba, soprattutto nelle decorazioni dei soffitti. La Cappella è localizzata nel palazzo dei Normanni, visitabile nelle preziose stanze dove spiccano i lampadari e il mobilio intarsiato.

Se siete curiosi di visitare altre meraviglie nascoste, vi consiglio di entrare nelle numerose chiese e relativi chiostri. Meritano di essere citate queste strutture in cui mi sono imbattuta nel mio cammino: Chiesa del Gesù, chiesa di San Cataldo, la Martorana, oratorio di San Lorenzo, chiesa di San Giuseppe dei Teatini, chiesa di San Niccolò da Tolentino, chiesa di Santa Maria della Catena.

Il fascino di Palermo sta nel connubio tra splendore e decadenza e in questi due aspetti contrastanti trova il suo equilibrio e la sua identità. Non sarebbe Palermo senza le dimore polverose e spesso disabitate affiancate da monumenti storici tenuti perfettamente, o senza i portoni ricchi e ben decorati affiancati da chiese dismesse e sconsacrate. I tesori architettonici non sono quasi mai padroni della scena, ma celati in stradine dal passaggio poco fluido o nascosti in palazzi e corti interne.

Due giorni sono troppo pochi per visitare tutta la città, perché si fa appena in tempo a perlustrare il centro storico che si scopre l’esistenza di tanti altri monumenti da visitare oltre i suoi confini, come il Politeama e l’Anfiteatro. Ma due giorni sono anche abbastanza per innamorarsi di un luogo. Non importa il tempo speso, ma la qualità con cui si sfrutta qualsiasi istante di ogni viaggio.

Un giorno tornerò in Sicilia, dicono valga la pena di visitarla tutta, magari per un’intera estate on the road. Ma questo sarà un altro itinerario e io sto cadendo nella solita routine: sognare il prossimo viaggio, mentre finisco di raccontare l’ultimo.

"Accade durante i viaggi: un solo mese sembra più lungo di quattro mesi trascorsi a casa".
Arthur Schopenhauer

1 pensiero su “Palermo [cose, case, chiese]

  1. È sempre interessante leggere il tuo blog…..è come viaggiare stando comodamente sdraiati al divano…..Grazie per questa condivisione…..

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