IL TACCUINO [custode di pensieri]

Prima di qualsiasi partenza, che si tratti di un week end o di una settimana, o di un’avventura a tempo indeterminato in una nuova città, io preparo delle liste. Liste di cose che non posso assolutamente dimenticate, di oggetti che potrebbero essermi utili, di accessori non essenziali, ma che porterei volentieri se mi avanzasse spazio. La pratica delle liste è un rito che tutti i viaggiatori compiono, anche inconsciamente.

Nella lista delle cose che non posso assolutamente dimenticare c’è lui: il taccuino. Quell’oggetto così personale che seleziono meticolosamente prima dell’acquisto. Non basta che abbia delle pagine, deve essere funzionale, comodo, piacevole da sfogliare. Le sue pagine custodiranno le mie avventure, accoglieranno la mia calligrafia e conforteranno i miei pensieri. In poche parole, deve essere il taccuino perfetto, scelto con la stessa cura con cui scelgo un paio di scarpe.

Quello ideale per gli spostamenti, a mio parere, è il classico formato A6 che entra facilmente nel palmo di una mano e che si riesce a portare anche in piccole borsette o nelle tasche dei trench. Insomma, non deve essere un peso, piuttosto qualcosa di pratico da sfogliare e tenere anche in situazioni meno comode, come in treno, su una panchina o in metropolitana.

Ho compilato interi taccuini come diari di viaggio e d’avventura. Sono stati i miei compagni fedeli di trasferte e di cui non potrei mai fare a meno. Mentre scrivo qui davanti a me ne ho alcuni in vista, riposti con il dorso verso l’esterno come fossero libri. Ne ho molta cura anche quando il viaggio è terminato.

Quello marrone dalla carta ruvida mi ricorda il primo viaggio con le mie amiche; quell’anno avevamo fatto un piccolo tour dell’Andalusia, poi mi erano avanzate talmente tante pagine che ho deciso di conservarci anche qualche ricordo del week end a Barcellona, un paio di anni dopo. Affianco, sgualcito, ma con una rilegatura assolutamente resistente, c’è una classica Moleskine nera. Dentro ci tengo scontrini, biglietti di musei e di traghetti di due anni fa, quando la meta era la Grecia. In quello rosso sono conservate le avventure nella mia Milano, in fila alle poste, in visita ai musei. Anche qui c’è di tutto: foto, frasi, testi di canzoni che hanno segnato una parte della mia vita, qualche anno fa. Quello grigio contiene estratti di week end fuori porta, quando all’ultimo momento si organizzavano trasferte in Liguria, Veneto o nella stessa Lombardia.

Se li sfoglio velocemente, ci trovo pezzi di vita. Non le considero pagine di diario, quanto piuttosto pagine di appunti, perché spesso non sono nemmeno delle confidenze, quanto semplicemente parole fermate su un foglio. Non mancano poi i disegni, dove con poche linee e qualche colore ho cercato di raffigurare gli angoli che mi hanno affascinato, fuori dalla mia zona di comfort.

Tempo fa, mi trovavo in libreria alla ricerca di qualche titolo che mi ispirasse. Sono rimasta colpita da un dorso arancio dal titolo SOLO BAGAGLIO A MANO. Si tratta di un saggio di Gabriele Romagnoli che mi ha colpita dal titolo e nelle ore seguenti dai concetti di cui parla con molta scorrevolezza. (Attenzione, non troverete consigli su come fare la valigia, ma sicuramente dopo averlo letto avrete voglia di farla con le poche cose che contano). In un passo dice così:

“Quel che conta è tutto lì, nella memoria. Da giornalista faccio una cosa che lascia interdetti molti. Durante le interviste non registro e non prendo appunti. Parlo, ascolto. […] Una volta tornato a casa o in albergo, solo allora apro un taccuino e scrivo parole, una per ogni concetto o frase che intendo riportare. Mi affido alla memoria come selezione: quello che non trattiene, evidentemente non valeva la pena di essere riportato. Ho trovato conforto in un modello”. 

Ed io ho trovato conforto in queste parole perché in parte mi ritrovo in questo modus operandi. Spesso ho compilato le mie pagine solo a fine giornata, a volte anche a distanza di giorni dalla fine di un viaggio.

E voi, viaggiatori, avete un oggetto del cuore che non lasciate mai a casa?

Sempre Romagnoli dice che “la vita non è come è stata, ma come la ricordiamo”, e io penso che questo possa valere anche per i viaggi.

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