Imprevisti in viaggio. Quella volta in Portogallo …

Vorrei dedicare alcuni post agli imprevisti in viaggio. A chi non ne è mai capitato uno? C’è chi li vive con ansia e chi invece li affronta con il sorriso. In entrambi i casi quelle esperienze diventano parte del racconto post trasferta e non possono che lasciarci qualche insegnamento.

Diciamoci la verità, anche i maniaci della pianificazione possono cadere in questi ostacoli, ma quelli che vivono meglio gli eventi imprevisti sono i viaggiatori avventurosi che si svegliano appunto senza preconfezionare il loro tempo.  Il paradosso è che partono avvantaggiati perché l’intoppo è praticamente già messo in conto.

Che sia la perdita di una valigia o di un bus, la lettura sbagliata di un biglietto o un problema con la registrazione in ostello, qualsiasi evento inatteso in viaggio va affrontato; non abbiamo scuse per procrastinarne la risoluzione. Il viaggio quindi ci mette a dura prova ed è per questo che fuori dalle mura domestiche non si smette mai di crescere.

Lisbona. Cose, case, murales.

Il primo imprevisto che vi racconto è accaduto la scorsa estate in Portogallo, in una delle stazioni autobus di Lisbona. Qui io e le mie 3 compagne di avventure ci eravamo recate in tarda serata per prendere una linea che ci avrebbe portate a Siviglia in 8 ore. Spostandoci in bus abbiamo risparmiato moltissimo sul trasporto, viaggiando di notte si sono guadagnati tempo e soldi che sarebbero stati spesi per un alloggio.

Eppure, a causa della nostra scarsa conoscenza delle regole locali, per un imprevisto dell’ultimo secondo stavamo per mandare all’aria il nostro accurato piano.

Siamo arrivate in stazione circa 2 ore prima della partenza del nostro mezzo e non vedendo autobus abbiamo deciso di fare un giro nel centro commerciale vicino. Abbiamo cenato con tutta calma in una specie di fast food messicano (tipica cucina Portoghese, tra l’altro), fatto un po’ di giri nei negozietti e una fila alla toilette di mezz’ora.

Lisbona. Azulejos e strani modi di vendere bibite.

Ormai mancavano circa 20 minuti alla partenza del bus, quindi ci siamo dirette nuovamente alla stazione. Tutto taceva, non vi erano bus in arrivo né tanto meno persone in attesa vicino al “binario” per la destinazione Siviglia. Una di noi aveva notato una fila di circa 15 persone alla biglietteria poco distante da li. Ma tutta quella gente cosa ci faceva a ridosso della mezzanotte? Non potevano essere tutti ritardatari senza biglietto. Purtroppo ci siamo fatte delle domande senza darci delle risposte. Mai farsi venire dei dubbi, senza venirne a capo!

Finalmente arriva il nostro bus: destinazione Siviglia, ero già felice. Si avvicinano circa 5 persone oltre a noi 4 per prendere posto. Ma una volta arrivate a mostrare il biglietto scopriamo che dovevamo arrivare 2 ore prima per fare il check in. Praticamente in quella stazione funziona come in aeroporto e la registrazione del biglietto (ossia il check in) deve avvenire entro 2 ore prima della partenza del bus.

Panico. Il “gentile” controllore non voleva farci salire (giustamente non eravamo in regola), ma noi eravamo agitate ed io onestamente ho pensato che ormai l’avevamo fatta grossa. L’indomani non saremmo state a Siviglia.

In questi casi ti salva solo una cosa: piangere a dirotto e supplicare, inventarsi che devi assolutamente prendere quel bus perché hai da fare una cosa importante il giorno dopo (anche se con lo zaino in spalla e in pantaloncini non è proprio credibile).

Noi abbiamo reagito così. Due intrattenevano il controllore pregandolo di attendere e non ripartire, mentre le altre si sono precipitate alla biglietteria a fare il check-in, saltando la coda e supplicando quasi in lacrime (quelle sono universali, potete anche non parlare la lingua locale). La signora della reception mi ha preso anche in giro, ma nonostante questo io la ringrazio ancora.

Lisbona. Treno per Sintra. Ve l’ho detto che adoro le cartine?

Alla fine ci è andata bene, quel bus lo abbiamo preso e la mattina dopo siamo arrivate a Siviglia con circa un’ora e mezzo di anticipo. Non avevamo minimamente calcolato nemmeno il fuso orario. Che principianti!

E voi avete mai vissuto un imprevisto che vi fa ancora sorridere ripensandoci? Commentate e raccontatemi le vostre avventure.

E ora che ne sarà del mio viaggio?
Troppo accuratamente l’ho studiato
senza saperne nulla.
Un imprevisto è la sola speranza.
Ma mi dicono ch'è una stoltezza dirselo.

Eugenio Montale

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